Gestione del TFR per i lavoratori

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bonus 600 euro da richiedere ad inps

Qualunque lavoratore dipendente, sia privato, sia pubblico matura una somma di denaro che riceverà come “buonuscita”, quando terminerà il suo contratto di lavoro.

Questa somma di denaro è chiamata TFR che significa “trattamento di fine rapporto”. Chiarito subito cosa significa l’acronimo TFR, andiamo ora ad analizzare in dettaglio come avviene il processo di accantonamento e come è possibile richiederlo anticipatamente in busta paga.

Il calcolo viene effettuato annualmente, sulla base delle retribuzioni mensili lorde effettivamente maturate, con regolare contratto lavorativo. L’anno di riferimento è sempre considerato dal 1° gennaio al 31° dicembre.

La determinazione finale si calcola sulla base di un coefficiente di calcolo (oggi il coefficiente è 13,5 che serve per dividerlo con l’importo lordo annuo maturato, es. 30.000 reddito annuo lordo: 13.5 coefficiente = 2.222,22 euro) e sulla base della rivalutazione annua (varia di anno in anno), quindi diventa un calcolo complesso, che non si può effettuare in poco tempo.

Fino al 30 giugno 2018 il TFR, poteva essere richiesto solo ed esclusivamente dai lavoratori dipendenti del settore privato, anche anticipatamente e sempre in busta paga, con relativa richiesta scritta al datore di lavoro, invece sono sempre stati comunque esclusi da questa richiesta, i lavoratori dipendenti del settore pubblico, dal giugno 2018 la normativa è cambiata definitivamente.

Normative modificate per il TFR

Essendo quindi, una buonuscita per aver terminato il contratto lavorativo, il TFR è stato in principio rivoluzionato con la legge di stabilità del 2005, e dal 2007 con la nuova legge il lavoratore ha avuto due possibilità di scegliere cosa fare, seguendo due strade:

  • Lasciare in custodia il TFR all’azienda fino al raggiungimento della pensione, e riceverlo successivamente in un’unica soluzione, direttamente sull’ultima busta paga o comunque nel termine massimo di tre o quattro mesi, dalla cessazione definitiva del lavoro
  • Spostare il TFR sotto forma di pensione complementare, in pratica attivando un vero e proprio fondo previdenziale, dove è previsto il pagamento del TFR maturato con cadenza mensile, in aggiunta all’importo della pensione maturata

Dal giugno 2018 come già accennato in precedenza la normativa è cambiata nuovamente, abolendo di fatto, la possibilità di avere il TFR direttamente in busta paga.

Come richiedere il TFR

Oggi un lavoratore dipendente del settore privato, può richiedere in anticipo il TFR maturato, seguendo determinati dettami:

  • Possedere almeno otto anni di servizio con la stessa azienda
  • La richiesta può essere fatta solo una volta e la cifra richiesta verrà decurtata da quella finale
  • La cifra richiesta non può superare il 70% del TFR maturato fino a quel momento
  • La richiesta può essere inoltrata per far fronte a spese sanitarie urgenti e documentate, per l’acquisto della prima casa, per ristrutturazioni ingenti, per spese di congedo

Da questa normativa sono sempre esclusi i lavoratori dipendenti pubblici, che devono aspettare di terminare il loro contratto lavorativo, attraverso il raggiungimento della pensione.

Il TFR è sempre regolamentato dall’articolo 2120 del Codice civile con R.D. 16 marzo 1942 n. 262, che disciplina appunto la norma in cui “in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto”.

Nel corso degli anni il TFR ha mutato le condizioni per essere versato in anticipo, e oggi non è più possibile richiederlo in busta paga, se non si ha una valida motivazione, come menzionato precedentemente nell’elenco preposto e sempre nella misura del 70% di quello maturato con il proprio lavoro.

C’è da rimarcare anche la netta distinzione tra lavoratori privati e lavoratori pubblici, infatti, la prima categoria ha possibilità di ricevere una parte del TFR maturato in anticipo, a discapito della seconda categoria che in nessun caso potrà avere un’anticipazione di nessun importo.