Tria: necessario tagliare l’Irpef. E sull’occupazione attendiamo gli effetti del Reddito di cittadinanza

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Torna a parlare di spread il ministro Tria, prima della partenza per Washington, e lo fa smentendo innanzitutto le voci riguardo le frizioni con i due vicepremier Salvini e Di Maio, che bolla come “fantasiose ricostruzioni giornalistiche”.

La discussione torna però subito sul tema economico del momento: “I mercati – spiega il ministro in un’intervista rilasciata al Mattino – hanno capito che stiamo facendo un buon lavoro. Non canto vittoria perché la salita è lunga, ma siamo sulla strada giusta”.

Crescita annua e Fondo monetario internazionale

Nel corso della lunga intervista, il ministro Tria si è soffermato sulla crescita annua, che dovrebbe raggiungere l’1,2%, e sui suoi tempi, considerando che gli effetti dei nuovi provvedimenti sono attesi, secondo il titolare del dicastero, nel secondo semestre.

Anche sulle considerazioni negative del Fmi riguardanti il nostro paese, il ministro Tria prova a rovesciare la prospettiva: “Prendiamo le correzioni del Fondo rispetto alle previsioni di crescita indicate ad ottobre per il 2019. Ebbene, per l’Eurozona il taglio è dello 0,6%, per l’Italia dello 0,9% e per la Germania dell’1,1%.

E se confrontiamo questi numeri con la correzione relativa al 2020, vedrà che l’Italia è in posizione ancora meno critica”.

La riforma degli appalti e la quota cento

Tra gli altri temi toccati, la riforma degli appalti, in ritardo rispetto al calendario governativo, ma per la quale il ministro garantisce una pronta promulgazione. Un provvedimento che Tria definisce fondamentale per la ripresa: “Con il decreto crescita abbiamo introdotto il superammortamento, la mini-Ires semplificata, l’Imu sui capannoni industriali deducibile, l’aumento del finanziamento del Fondo garanzia per le imprese, altri cinquecento milioni per i comuni destinati all’efficientamento energetico e molto altro. Se le imprese hanno apprezzato vuol dire che la strada è giusta”.

Anche sulla ormai celebre “Quota cento” il ministro prova a rassicurare i cittadini e i mercati rispetto alla solidità dei conti pubblici, che non verranno messi in discussione da un intervento “che corregge i problemi di transizione creati dalla legge Fornero, intervenendo soprattutto sul pubblico, dove il turn over è ancora al 100%, riuscendo a svecchiare un organico che ha la più alta età media degli altri paesi Ocse”.

Meno solide appaiono le certezze riguardo l’occupazione, considerando il tasso in aumento di disoccupazione anticipato dal Def, tanto per il 2019, quanto per il  2020: “È vero che per due anni il segno è negativo, ma grazie al Reddito di cittadinanza la platea di coloro che cercano lavoro si allargherà di almeno cinquecentomila soggetti e quindi l’impatto immediato è l’aumento del tasso di disoccupazione.

Alla fine del periodo però il numero degli occupati sarà assai superiore in valore assoluto”.

La flat tax e il taglio dell’Irpef

Una chiosa, infine, sul tema Flat tax e taglio dell’Irpef, definito “un atto di giustizia necessario, soprattutto per i ceti medi che per anni hanno subito gli effetti dannosi di un fiscal drag, soprattutto negli anni di alta inflazione, da tutti contestato ma che nessuno ha mai provveduto ad attenuare.

Quindi sicuramente interverremo, il come lo vedremo in autunno”.